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📄 FONTE comunicato stampa Francesco Campa (Lega)
AREZZO – Ad Arezzo ormai le passerelle ciclopedonali vengono trattate come se fossero l’autostrada del Sole. Mancano solo il Telepass e l’area di servizio con la schiacciata alla mortadella.
Dopo l’incidente avvenuto sulla passerella sull’Arno, dove una signora è caduta riportando ferite, la politica locale s’è lanciata nella disciplina olimpica preferita dagli aretini sotto elezioni: il salto della responsabilità.
Da una parte accuse al Comune, dall’altra repliche indignate, mentre nel mezzo la povera passerella continua a sopportare ogni giorno il transito creativo di motorini, scooter, moto da cross e, a quanto pare, pure furgoni in modalità “Rally della Valtiberina”.
A intervenire è Francesco Campa, candidato consigliere della Lega e residente a pochi metri dalla struttura, che prima manda un abbraccio alla signora caduta e poi prova a rimettere in fila i pezzi della vicenda.
Secondo Campa, raccontare che tutta la colpa sia di un solo Comune sarebbe una versione “da volantino elettorale”. La passerella infatti collega Giovi con Pieve a Sietina e la manutenzione sarebbe condivisa tra Comune di Arezzo e Comune di Capolona. Tradotto: quando c’è da fare manutenzione, la passerella diventa improvvisamente una creatura mitologica allevata da due enti contemporaneamente e quindi da nessuno.
Ma il punto più surreale riguarda l’utilizzo della struttura.
Perché quella passerella sarebbe nata per pedoni e biciclette. Una cosa romantica, quasi nord europea. Peccato che negli anni sia diventata una specie di pista clandestina dove passano mezzi motorizzati con la tranquillità di chi va a prendere le paste la domenica mattina.
“Lo fanno da entrambe le sponde”, denuncia Campa. E a quanto pare dalla parte di Pieve a Sietina sarebbero stati avvistati anche furgoni legati alle attività di rafting. Mancava solo il camion della ghiaia e poi il Giro d’Italia dei mezzi impropri era completo.
Su questo punto, però, Campa ha voluto fare anche una precisazione doverosa: alcuni furgoni provenienti da Pieve a Sietina e collegati alle attività di rafting risultano autorizzati al transito per raggiungere la zona del fiume, pur senza poter attraversare la passerella. Insomma, non tutti i mezzi avvistati sarebbero “pirati dell’Arno”: qualcuno avrebbe davvero il permesso. Il problema, semmai, è capire chi passa legittimamente e chi invece usa la ciclopedonale come scorciatoia personale verso il MotoGP.
I residenti, intanto, chiedono sicurezza. E soprattutto chiedono una cosa rivoluzionaria per il 2026: che i divieti servano davvero a qualcosa.
Perché ad Arezzo il problema non è soltanto la manutenzione.
È che appena compare un cartello con scritto “vietato ai motorini”, qualcuno lo interpreta come una sfida personale.


