Dal 18 al 30 luglio l’Arezzo preparerà la nuova stagione fra montagne, fatica e ossigeno bergamasco: tifosi già pronti a controllare se i giocatori corrono più di loro
L’Arezzo riparte da Clusone.
E già questo, per il tifoso amaranto medio, suona come una località dove almeno si respira meglio delle ultime domeniche vissute allo stadio.
La società ha ufficializzato il ritiro estivo 2026: dal 18 al 30 luglio la squadra salirà in provincia di Bergamo, nella Val Seriana superiore, per preparare la nuova stagione fra montagne, allenamenti e sudore vero.
Che poi è sempre un momento bellissimo del calcio:
il periodo dell’anno in cui tutti sono forti, tutti sono motivati e ogni nuovo acquisto “ha una gamba clamorosa”.
Clusone, per chi non lo sapesse, è una località delle Alpi Orobie immersa nel verde, piena d’aria buona e tranquillità.
Praticamente il contrario della curva dopo un gol sbagliato al novantesimo.
La squadra lavorerà ogni giorno al centro sportivo “Città di Clusone”, in un ambiente definito ideale per “concentrazione, serenità e intensità”.
Tradotto dal linguaggio societario:
si corre fino a vedere la Madonna.
E in effetti il ritiro estivo è una delle ultime tradizioni romantiche del calcio:
i giocatori faticano in altura,
gli allenatori urlano,
i preparatori torturano,
e i tifosi guardano le foto degli allenamenti cercando di capire dalla postura di uno stretching se quest’anno si punta alla Serie B o alla depressione.
Naturalmente partirà anche il pellegrinaggio amaranto:
quelli che “si va su un giorno solo” e poi restano tre,
quelli col borsone anni ’90,
quelli che giudicano ogni schema dopo sette minuti di partitella,
e soprattutto quelli che:
“oh questo nuovo corre davvero”.
Che è la frase ufficiale di ogni estate calcistica italiana dal 1984.
Il ritiro è organizzato insieme a Kairos Sport e ulteriori dettagli verranno comunicati nei prossimi giorni.
Nel frattempo il popolo amaranto ha già iniziato la preparazione più importante:
quella psicologica.
Perché ogni estate il tifoso dell’Arezzo riparte sempre allo stesso modo:
con entusiasmo,
fiducia,
illusioni,
e la convinzione assoluta che “quest’anno si fa paura davvero”.
Poi vabbè.
Si vedrà.


