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Elezioni ad Arezzo: la guerra civile dei commenti Facebook

Comunali 2026 — Sui social aretini il confronto politico degenera fra insulti, tifoserie e congiuntivi assassinati

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Elezioni ad Arezzo: la guerra civile dei commenti Facebook

Comunali 2026 — Sui social aretini il confronto politico degenera fra insulti, tifoserie e congiuntivi assassinati

Aretini pronti a perdere amici, parenti e congiuntivi pur di difendere candidati che probabilmente non li riconoscerebbero nemmeno al bar

Ad Arezzo il confronto politico è ufficialmente entrato nella sua fase più evoluta: cinquantenni che si insultano su Facebook con la maturità emotiva di due galli davanti al mangime.

Le elezioni comunali stanno infatti regalando scene meravigliose: vicini che non si salutano più, ex compagni di scuola che si mandano a fanculo nei commenti e cittadini pronti alla guerra civile perché qualcuno ha osato mettere “Mi piace” al candidato sbagliato.

Il tutto accompagnato dal massacro sistematico della lingua italiana.

Acca messe a caso come coriandoli, congiuntivi assassinati in pieno giorno, pronomi sparati nel mucchio come al luna park.
La grammatica, del resto, è ormai considerata una pericolosa deriva elitaria.

Il livello medio del dibattito è questo:
“zecche rosse”,
“fascisti”,
“comunisti di merda”,
“venduti”,
“buffoni”,
“analfabeti”,
“vergogna”.

Manca solo qualcuno che invochi il duello medievale in Piazza Grande con le mazze ferrate e poi abbiamo completato il programma elettorale.

Il punto più affascinante è che molti si stanno scannando con feroce passione per difendere politici che, nella migliore delle ipotesi, non saprebbero riconoscerli nemmeno se gli pestassero un piede al mercato.

Eppure eccoli lì: tastiera infuocata, caps lock inserito e pressione sanguigna a 240, pronti a trasformare le elezioni comunali di Arezzo nella Guerra del Peloponneso… per decidere chi rifarà i marciapiedi.

Naturalmente la politica questa dinamica la conosce benissimo.
Anzi: spesso la alimenta.

Perché una tifoseria arrabbiata rende più di un elettore ragionante.
Molto meglio avere ultras digitali che cittadini lucidi.

E così ogni post diventa un’arena romana:
chi urla di più vince,
chi ragiona perde,
chi prova a fare un discorso normale viene trattato come un infiltrato della NATO.

Intanto i social aretini assomigliano sempre più a una gigantesca riunione di condominio finita male.

Con una differenza: nelle riunioni vere almeno qualcuno porta i cantucci.

La cosa davvero triste non è nemmeno la cattiveria.
È l’orgoglio con cui certa gente esibisce la propria aggressività come fosse un titolo di studio.

Perché avere idee diverse è normale.
Trasformarsi in cani da combattimento da tastiera per le comunali di Arezzo un po’ meno.

Anche perché, passata l’elezione, il vicino col manifesto diverso resterà sempre il vicino.

E il candidato per cui avete minacciato mezzo Facebook probabilmente nemmeno si ricorderà il vostro nome.

— L’Ortica, reparto fauna social

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