Aretini pronti a perdere amici, parenti e congiuntivi pur di difendere candidati che probabilmente non li riconoscerebbero nemmeno al bar
Ad Arezzo il confronto politico è ufficialmente entrato nella sua fase più evoluta: cinquantenni che si insultano su Facebook con la maturità emotiva di due galli davanti al mangime.
Le elezioni comunali stanno infatti regalando scene meravigliose: vicini che non si salutano più, ex compagni di scuola che si mandano a fanculo nei commenti e cittadini pronti alla guerra civile perché qualcuno ha osato mettere “Mi piace” al candidato sbagliato.
Il tutto accompagnato dal massacro sistematico della lingua italiana.
Acca messe a caso come coriandoli, congiuntivi assassinati in pieno giorno, pronomi sparati nel mucchio come al luna park.
La grammatica, del resto, è ormai considerata una pericolosa deriva elitaria.
Il livello medio del dibattito è questo:
“zecche rosse”,
“fascisti”,
“comunisti di merda”,
“venduti”,
“buffoni”,
“analfabeti”,
“vergogna”.
Manca solo qualcuno che invochi il duello medievale in Piazza Grande con le mazze ferrate e poi abbiamo completato il programma elettorale.
Il punto più affascinante è che molti si stanno scannando con feroce passione per difendere politici che, nella migliore delle ipotesi, non saprebbero riconoscerli nemmeno se gli pestassero un piede al mercato.
Eppure eccoli lì: tastiera infuocata, caps lock inserito e pressione sanguigna a 240, pronti a trasformare le elezioni comunali di Arezzo nella Guerra del Peloponneso… per decidere chi rifarà i marciapiedi.
Naturalmente la politica questa dinamica la conosce benissimo.
Anzi: spesso la alimenta.
Perché una tifoseria arrabbiata rende più di un elettore ragionante.
Molto meglio avere ultras digitali che cittadini lucidi.
E così ogni post diventa un’arena romana:
chi urla di più vince,
chi ragiona perde,
chi prova a fare un discorso normale viene trattato come un infiltrato della NATO.
Intanto i social aretini assomigliano sempre più a una gigantesca riunione di condominio finita male.
Con una differenza: nelle riunioni vere almeno qualcuno porta i cantucci.
La cosa davvero triste non è nemmeno la cattiveria.
È l’orgoglio con cui certa gente esibisce la propria aggressività come fosse un titolo di studio.
Perché avere idee diverse è normale.
Trasformarsi in cani da combattimento da tastiera per le comunali di Arezzo un po’ meno.
Anche perché, passata l’elezione, il vicino col manifesto diverso resterà sempre il vicino.
E il candidato per cui avete minacciato mezzo Facebook probabilmente nemmeno si ricorderà il vostro nome.
— L’Ortica, reparto fauna social


