Partiamo sempre dai documenti. Il resto è il nostro modo di leggerli.
📄 FONTE: comunicato stampa Confartigianato Imprese Arezzo
Che Arezzo esportasse tanto era noto. Che fosse diventata la provincia italiana più sensibile agli umori del Medio Oriente forse un po’ meno. Ma i numeri elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato parlano chiaro: quasi il 12% delle esportazioni aretine guarda verso quell’area del mondo. Nessuno in Italia fa di più.
Nel 2025 verso i Paesi del Medio Oriente sono partiti prodotti per oltre 1,4 miliardi di euro, con una crescita del 28,2% rispetto all’anno precedente. Un dato che mette Arezzo davanti a province ben più grandi e che, allo stesso tempo, rende l’economia locale particolarmente esposta alle tensioni internazionali.
Perché se nel Golfo si accendono le sirene o a Washington qualcuno rispolvera la politica dei dazi, dalle nostre parti non si tratta soltanto di seguire il telegiornale. Si tratta di capire cosa succederà a un sistema produttivo che vive di esportazioni e che ha nell’oreficeria, nella lavorazione dei metalli preziosi, nella meccanica e nell’elettronica alcuni dei suoi pilastri.
Gli Stati Uniti restano infatti uno dei principali clienti delle aziende aretine. Nel 2025 l’export verso il mercato americano ha superato il miliardo di euro. Da soli, gioielleria e oreficeria valgono circa 450 milioni, la metallurgia quasi 300 e il comparto elettronico altri 100 milioni.
Numeri importanti, che però convivono con le incognite di una fase internazionale tutt’altro che tranquilla. Negli ultimi anni diversi comparti hanno dovuto fare i conti con rallentamenti della domanda, aumento dei costi e trasformazioni dei mercati, con effetti che si sono riversati anche sulle tante imprese dell’indotto.
Il presidente di Confartigianato Arezzo, Maurizio Baldi, invita quindi a non abbassare la guardia e chiede politiche di sostegno, strumenti per l’internazionalizzazione e investimenti in innovazione.
Tradotto dal burocratese al dialetto dell’economia aretina:


