Arezzo è ancora in piena estate, ma per organizzare seriamente il prossimo Capodanno il momento giusto è già arrivato. Il Comune potrebbe pubblicare l’avviso entro settembre e scegliere il progetto vincitore nel mese di ottobre, concedendo agli operatori il tempo necessario per bloccare artisti, strutture tecniche e servizi.
Non sarebbe una rivoluzione amministrativa. Basterebbe semplicemente ricordarsi che il 31 dicembre arriva tutti gli anni, senza bisogno della Protezione civile per prevederlo.
Nelle ultime edizioni le decisioni sono maturate piuttosto avanti nel calendario. Per il Capodanno 2025, l’assegnazione venne resa nota il 22 novembre. L’anno successivo la procedura da 70mila euro si chiuse il 30 ottobre e registrò una sola proposta, poi risultata vincitrice.
Tutto regolare, naturalmente. Ma quando a una selezione si presenta un solo concorrente, più che una gara sembra il solitario col mazzo già mescolato.
Il problema non è stabilire chi debba organizzare la festa e nemmeno riaprire le polemiche sulle edizioni passate. Il punto è capire se le tempistiche adottate favoriscano davvero la partecipazione di più operatori e permettano di costruire l’offerta migliore per la città.
Nel settore musicale gli artisti più richiesti programmano il Capodanno con largo anticipo. Un organizzatore che partecipa a una procedura deve poter presentare un nome credibile, ma difficilmente un cantante o una produzione terranno bloccata gratuitamente la data del 31 dicembre mentre ad Arezzo si aprono le buste, si assegnano i punteggi e si aspetta il responso.
Se l’avviso esce tardi, la rosa degli artisti si restringe, le opzioni diventano più costose e molti operatori rinunciano in partenza. E alla fine il Comune rischia di dover scegliere non il progetto migliore, ma quello rimasto disponibile quando gli altri hanno già apparecchiato il veglione.
Muoversi a settembre permetterebbe invece di ricevere proposte più solide, aumentare la concorrenza e valutare con calma qualità artistica, sicurezza, comunicazione e capacità organizzativa. Anche l’impiego delle risorse pubbliche potrebbe diventare più efficace: non necessariamente spendendo meno, ma ottenendo di più.
Perché il Capodanno non dovrebbe essere soltanto una festa per chi è già ad Arezzo.
Annunciare il programma entro ottobre consentirebbe di promuoverlo fuori provincia e fuori regione, creare pacchetti con alberghi e ristoranti, coinvolgere commercianti e operatori turistici e collegare l’evento alla Città del Natale.
Un visitatore decide con settimane o mesi di anticipo dove trascorrere gli ultimi giorni dell’anno. Deve prenotare l’hotel, organizzare il viaggio e magari convincere amici e parenti. Se il programma aretino viene comunicato quando ha già comprato il biglietto per Rimini, Perugia o Bologna, gli si può sempre mandare gli auguri su WhatsApp.
Arezzo investe da anni sulla propria attrattività natalizia. Il Capodanno potrebbe esserne la conclusione naturale: non una serata isolata montata all’ultimo tuffo, ma il punto finale di un’offerta turistica capace di allungare i soggiorni e produrre ricadute per strutture ricettive, ristoranti, bar e negozi.
Non serve conoscere oggi il nome dell’artista e non occorre decidere in agosto dove mettere il palco. Serve però avviare la procedura abbastanza presto da consentire a chi partecipa di costruire una proposta vera.
Siamo alla fine di agosto. Il calendario, per una volta, offre al Comune un vantaggio clamoroso: il prossimo 31 dicembre non è ancora passato.
Pubblicare l’avviso a settembre significherebbe programmare. Aspettare novembre significherebbe ancora una volta organizzare il Capodanno come se fosse comparso all’improvviso dietro l’albero di Natale.


