Momenti di paura ad Arezzo, nel parcheggio vicino al supermercato di via Leon Battista Alberti, dove il lunotto posteriore di un’auto è stato mandato in frantumi con una pietra mentre all’interno si trovavano una donna e la sua bambina.
Secondo quanto riportato dal Corriere di Arezzo, l’episodio sarebbe avvenuto intorno a mezzogiorno alcuni giorni fa. Madre e figlia non avrebbero riportato conseguenze fisiche.
Sul posto è intervenuta la Polizia Municipale, che ha raccolto testimonianze e successivamente individuato nel supermercato un cittadino originario del Gambia, regolarmente presente in Italia, indicato da alcuni testimoni come possibile autore del danneggiamento.
L’uomo nega di essere responsabile.
La proprietaria dell’auto ha presentato querela e saranno quindi gli accertamenti successivi a stabilire cosa sia realmente accaduto e le eventuali responsabilità. Un particolare tutt’altro che secondario, visto che sui social le sentenze tendono normalmente ad arrivare qualche ora prima delle indagini. Una comodità tecnologica che evidentemente i tribunali non hanno ancora pensato di adottare.
Anteprima “dai social”
L’Ortica raccoglie dai social segnalazioni, testimonianze e discussioni che raccontano Arezzo e la sua provincia attraverso la voce dei cittadini. Riportiamo gli umori del territorio, verificando quando possibile i fatti segnalati, senza distribuire patenti di ragione o di torto.
Nel gruppo Facebook “Sei di Arezzo se…” è intervenuta una donna che ha pubblicato anche alcune fotografie dell’auto con il lunotto in frantumi, ripresa nella zona indicata dalla cronaca.
Nel suo intervento precisa che la bambina avrebbe 4 mesi e non 4 anni, come riportato nell’articolo del Corriere di Arezzo.
La disponibilità delle fotografie lascia pensare che la donna possa avere una conoscenza diretta dell’accaduto o essere vicina alle persone coinvolte, ma non abbiamo elementi per stabilire quale sia il suo rapporto con madre e bambina. Per questo riportiamo la precisazione come testimonianza social, in attesa di eventuali conferme ufficiali.
Nello stesso intervento compare anche la frase “ormai Arezzo non è più degli aretini”.
Qui però finisce la cronaca e comincia l’opinione.
Un episodio di violenza e danneggiamento merita di essere raccontato e chiarito. La nazionalità della persona individuata può far parte della ricostruzione giornalistica, ma non trasforma automaticamente un singolo episodio in un referendum sull’intera città, sull’immigrazione o sulla proprietà morale di Arezzo.
Per quello, fortunatamente o purtroppo, Facebook ha già una commissione d’inchiesta permanente composta da qualche centinaio di persone.


