🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
Si va verso la nuova Roma. Cioè Verona, quella con l’Arena al posto del Colosseo e dove domenica 6 settembre, alle 17.15, l’Arezzo proverà a capire quanto può stare comodo in questa Serie B.
Per studiare l’avversario ho seguito il metodo scientifico del tifoso: piatto di maccheroni rossoverdi e Cagliari-Verona di Coppa Italia alla televisione.
Il responso è semplice: il Verona è una squadra tosta, corta, che pressa e riparte. Non ha bisogno di tenere il pallone per mezz’ora e fargli fare il giro turistico del campo. Lo recupera e cerca subito la porta.
Un po’ nella “bella riga” del nostro Arezzo.
A Cagliari non ha avuto il predominio del possesso, ma ha costruito occasioni, tirato e alla fine ha vinto 2-1 con il gol di Mulattieri all’87’. Insomma, più che una visione serale è stato un avvertimento servito insieme al caffè.
Intanto la trasferta amaranto prende corpo. I biglietti acquistati sono già più di 360 e si va verso quota 400: pullman, pulmini e automobili pronti a salire verso il Bentegodi. Una bella risposta, anche perché la partita si gioca contemporaneamente alla Giostra. C’è chi seguirà il Cavallino e chi la lancia: basta che nessuno infilzi il navigatore.
A Rigutino il gruppo lavora su sovrapposizioni, cross, conclusioni e seconde palle. Proprio quelle seconde palle che sembrano un dettaglio finché non cominciano a rimbalzare davanti alla porta.
Bene i giovani Manes e Leone, così come Viviani e Iaccarino. Tavernelli, invece, ha lavorato in palestra per qualche fastidio tendineo. Domani conferenza stampa e poi allenamenti a porte chiuse, perché nel calcio moderno anche un calcio d’angolo va protetto come la formula della Coca-Cola.
Resta però una domanda dalla partita con il Palermo: sui cambi e sulla loro tempistica c’è da avere rammarico oppure no?
È sempre facile ragionare dopo, col tabellino davanti e il vino accanto. L’Arezzo è comunque riuscito a rimontare dallo 0-2 al 2-2, quindi non si può dire che le mosse abbiano bloccato la reazione. Però il Palermo aveva cominciato a rinfrescare la squadra prima e, dopo il pareggio, qualche gamba amaranto pareva aver presentato domanda di ferie.
Forse un intervento anticipato avrebbe aiutato. Forse no. Ma il dubbio rimane, e il tifoso senza dubbi non sarebbe un tifoso: sarebbe un comunicato stampa.
Più concreto è quello che si è visto davanti alla nostra porta. Tra il quarto d’ora e il 21’, nell’area piccola, il pallone ha avuto troppo tempo per rimbalzare, pensarci e scegliere a chi consegnarsi. Prima il gol del Palermo annullato per fuorigioco, poi quello buono di Johnsen.
Quando una palla balla due volte lì dentro, qualcuno deve accompagnarla fuori. Anche senza presentazioni.
A Verona troveremo una squadra che vive di pressione, ripartenze e palloni riconquistati. Sarà probabilmente una partita a specchio: chi perde i duelli e arriva dopo sulle seconde palle rischia di pagarla.
L’Arezzo ha già dimostrato di poter far male anche alle squadre più attrezzate. Ora deve imparare a concedere meno occasioni sporche e a scegliere meglio il momento per cambiare uomini e ritmo.
Perché a Verona potranno anche raccontarci di Romeo e Giulietta, ma se il pallone rimbalza due volte nell’area piccola, alla terza t’ammazza la storia d’amore.


