Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali.
Il dipinto donato nel gennaio scorso al Comune di Arezzo dall’assessore al Bilancio Alberto Merelli, inizialmente collocato nel suo ufficio, comparirebbe oggi in uno spazio vicino all’ascensore, appeso sopra un termosifone.
La nuova sistemazione è documentata da una fotografia arrivata all’Ortica. Non sappiamo quando sia avvenuto il trasferimento né quali siano le ragioni: potrebbe trattarsi di una collocazione provvisoria, di una riorganizzazione degli uffici o dell’apertura della prima galleria d’arte comunale con riscaldamento centralizzato.
A gennaio l’atmosfera era decisamente più solenne. Merelli aveva donato l’opera all’ente spiegando di voler lasciare una traccia del proprio passaggio nell’amministrazione. Il quadro era stato sistemato nel suo ufficio perché, raccontò l’assessore, in quella stanza “mancava qualcosa”. La vicenda venne raccontata dal Corriere di Arezzo.
Evidentemente adesso quella stanza ha trovato ciò che le mancava. Oppure ha capito che poteva farne a meno.
L’opera si ispira a un frammento di Archiloco dedicato al mercenario, alleato e amico finché combatte. Sulla tela compare un guerriero con elmo, spada e scudo, immerso in un paesaggio dove convivono montagne innevate, cielo turchese, una città antica e alcuni pianeti buttati lassù come olive sopra una pizza creativa.
Più che le Termopili, la sala d’attesa della Tari.

Quando presentò il dipinto, Merelli scherzò con soddisfazione sul fatto che nell’elenco degli artisti presenti nelle collezioni comunali, dopo Vasari e Spinello Aretino, figurasse anche il suo nome. Oggi il confronto può finalmente dirsi completo: Vasari ha le Logge, Spinello gli affreschi e Merelli il termosifone.
Non abbiamo elementi per sostenere che il quadro non piaccia più al suo autore. Anzi, la nuova posizione potrebbe perfino rappresentare una promozione democratica: vicino all’ascensore lo vedranno più persone che dentro l’ufficio dell’assessore. E ogni cittadino, nell’attesa tra un piano e l’altro, potrà contemplarlo, interpretarlo o fingere di controllare il cellulare.
La traccia del passaggio, dunque, rimane. Ha soltanto cambiato parete.
Dall’ufficio al corridoio, da Archiloco alla valvola termostatica, dall’immortalità artistica a “piano terra, porte in apertura”.
E se davvero l’alleato resta caro soltanto finché combatte, il quadro resterà caro almeno finché non copre il termostato.


