Che nove undicesimi dell’Arezzo sceso in campo al Bentegodi fossero gli stessi giocatori che l’anno scorso hanno meritatamente vinto un campionato difficile e competitivo come la Serie C, girone B, lo sapevamo.
Quello che forse dovevamo ancora capire davvero era quanto fosse alto quel famoso gradino tra la C e la B.
A Verona il conto è arrivato tutto insieme: 5-0. Un centro di Giostra, tanto per restare in tema nella domenica aretina. E visto dalla tribuna del Bentegodi, dall’alto e pure da parecchio lontano, la sensazione è stata abbastanza chiara.
Sembrava di vedere un ragazzo giocare alla PlayStation con il Verona, mentre all’altra squadra erano rimasti collegati soltanto i tasti per correre.
Gli scaligeri muovevano palla, triangolavano, sovrapponevano gli esterni, raddoppiavano in pressione. L’Arezzo correva, rincorreva e, quando riusciva a recuperare il pallone, spesso faceva fatica ad andare oltre il primo passaggio.
La differenza non è stata soltanto tecnica. È stata soprattutto di rapidità, qualità delle giocate e velocità di pensiero.
Ed è forse proprio questo il gradino della Serie B.
Gli esterni amaranto erano controllati e spesso superati sul piano fisico. Al centro Edmundsson riusciva a tenere Cianci quasi sempre sotto controllo. Il centrocampo dell’Arezzo sembrava muoversi dentro un nido d’api: appena arrivava il pallone spuntavano maglie del Verona da tutte le parti.
Loro parevano mille contro tre.
Pochi lanci buttati in avanti e molta costruzione, triangolazioni, sovrapposizioni. Sugli esterni arrivavano spesso in due e contemporaneamente altri uomini riempivano l’area.
Una trama che avevo già visto nel Verona anche in Coppa a Cagliari.
Bucchi, davanti a una differenza del genere, poteva inventarsi fino a un certo punto.
Poi è arrivata l’espulsione di Illanes e lì la partita ha definitivamente cambiato faccia. Quel mestiere che in Serie B serve come il pane, stavolta è mancato proprio nel momento peggiore.
Ma qualche campanello d’allarme si era già sentito: prima Righetti e poi altri interventi difensivi avevano dovuto togliere situazioni pericolose praticamente dentro l’area piccola.
Area piccola.
Ecco, forse è proprio lì che bisogna fermarsi un momento.
Con il Palermo un gol annullato e uno valido. A Verona il primo gol subito ancora dentro una situazione nella quale esperienza, posizione e comando della difesa diventano fondamentali.
Dopo l’1-0 è arrivato anche il cedimento psicologico. E quando contro hai una squadra più rapida, più tecnica e con un uomo in più, se cede pure la testa puoi soltanto cominciare a guardare l’orologio sperando che abbia fretta.
Il Verona ne ha fatti cinque.
Il risultato pesa, eccome. Ma forse sarebbe sbagliato leggerlo soltanto come una giornata storta.
Questa partita ci ha fatto vedere in maniera piuttosto brutale dove sta oggi la distanza tra l’Arezzo che ha dominato la C e certe squadre della Serie B.
Rapidità. Qualità. Esperienza. Comando.
Fate un po’ voi.
Io, intanto, ho digerito la mia bufala.
Cesare Fracassi


