Negli ultimi anni nel mondo del fitness s’è vista una rivoluzione che manco quando inventarono il tapis roulant. Da una parte ci sono le palestre “classiche”, con istruttori in carne e ossa che ti guardano mentre fai lo squat e ti urlano: “Oh, raddrizza quella schiena che sembri un gambero!”. Dall’altra invece stanno spuntando come funghi le palestre H24: entri col badge, fai quello che ti pare e, se ti incastri sotto il bilanciere… auguri e figli maschi.
Sul tema è intervenuta Confartigianato Sport, con la portavoce Simona Barbagli, che in sostanza dice una cosa semplice: allenarsi non è come prendere il carrello al supermercato. Non è che entri, pigli due manubri e via andare.
Le palestre H24 funzionano con un sistema tutto numeri e abbonamenti. Tanti iscritti, prezzo basso, poco personale e macchine sempre lì che ti guardano. Il trucco, diciamolo, è che molti pagano ma poi non ci vanno. Perché se davvero tutti gli iscritti arrivassero alle sette di sera, altro che panca piana: ci sarebbe la fila fino al parcheggio.
Il punto però non è fare la guerra alle palestre aperte giorno e notte. Il punto è capire che allenarsi senza guida è un po’ come mettersi a fare il muratore dopo aver visto due video su internet: all’inizio ti senti bravo, poi dopo tre giorni ti ritrovi con la schiena piegata come una graffetta.
Fare attività fisica fatta bene significa essere seguiti. Significa qualcuno che ti guarda, ti corregge, ti dice se stai caricando troppo o se stai facendo un movimento che le ginocchia te lo faranno pagare fra sei mesi.
E qui entrano in gioco le palestre del territorio, quelle con istruttori veri che studiano, si formano e stanno lì in sala a controllare se stai facendo l’esercizio giusto o se stai inventando una nuova disciplina olimpica.
“La salute non è un prodotto da scaffale”, spiega Simona Barbagli. Tradotto dal linguaggio istituzionale: non è che basta aprire una porta con il badge e diventi improvvisamente Rocky Balboa.
Le palestre locali, dice Confartigianato, non vendono solo l’ingresso alla sala attrezzi. Vendono percorsi, seguono le persone, fanno prevenzione e spesso diventano anche un punto di riferimento sociale. Non sono catene anonime dove entri e nessuno sa se stai allenando i bicipiti o cercando il Wi-Fi.
Il consiglio finale è semplice e pure di buon senso: prima di scegliere una palestra chiedetevi alcune cose.
C’è qualcuno che vi segue? C’è un tecnico sempre presente? Vi fanno un programma su misura o vi dicono solo “le macchine sono lì, arrangiati”?
Perché la differenza tra una palestra con professionisti e una aperta solo con il badge non è solo nel prezzo.
È la differenza tra allenarsi… e tornare a casa con il ghiaccio sulla schiena.


