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Lavoro in Toscana, più che un mestiere pare una lotteria: Arezzo sul podio (purtroppo)

Zona rossa, numeri da brividi e gente che la mattina esce… ma la sera un torna

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Lavoro in Toscana, più che un mestiere pare una lotteria: Arezzo sul podio (purtroppo)

Zona rossa, numeri da brividi e gente che la mattina esce… ma la sera un torna

Arezzo – Qui si ride poco e nulla: più che lavorare pare di giocare alla roulette russa. E purtroppo un è nemmeno una battuta.

La Toscana è finita in “zona rossa”, che detta così pare il Covid ma invece è peggio: vuol dire che sul lavoro si crepa più della media. E guarda caso, sul podio dei posti messi peggio ci siamo pure noi: Livorno prima, Arezzo subito dietro… e Firenze a rincorrere.

Insomma, una classifica che un la voleva nessuno ma eccola lì, bella pronta.

Il punto è semplice (e  brutto): la gente esce la mattina per lavorare e dovrebbe tornare la sera. Normale, no? E invece no. C’è chi rimane sotto un macchinario, chi cade da un’impalcatura, chi un torna più. Fine.

E allora si va a sentire discorsi, presentazioni, libri… come quello del Mencherini, “Il pane loro 2, la vendetta”, che già dal titolo uno capisce che un è roba da ridere. Lì dentro un ci sono personaggi inventati: ci sono nomi veri, facce vere, vite vere finite male.

E un è solo retorica, eh. È proprio quella roba che ti fa venire il groppo in gola: tavole apparecchiate per uno che un arriva, telefoni che squillano e cambiano la vita, famiglie che da un giorno all’altro si ritrovano col vuoto.

L’assessore l’ha detto chiaro: più che vendetta contro qualcuno, qui si parla di vendetta contro l’indifferenza. Perché il problema grosso è quello: se ne parla due giorni, poi via… avanti il prossimo, come se fosse normale.

E invece normale un è per niente.

Perché il lavoro dovrebbe dà dignità, non diventare una sentenza. E invece troppo spesso succede proprio quello: vai a guadagnare due soldi e ci rimetti la pelle.

Morale? Qui un basta mettere cartelli o fa convegni. Ci vorrebbe che ogni volta che uno entra in fabbrica o in un cantiere, ci fosse la certezza di tornare a casa la sera. Che pare una cosa banale… ma a quanto pare è quasi un lusso.

E allora oh, meno chiacchiere e più testa: perché un si può continuare a far finta di niente.
Che il lavoro è lavoro… ma la vita è un’altra cosa.

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.
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