Il distacco dal cibo
Mangiare è uno degli atti primari della vita. Eppure, oggi abbiamo perso il contatto con il cibo: non sappiamo più cosa mangiamo, da dove proviene, cosa contiene.
Sempre più spesso consumiamo un cibo:
- senza terra,
- senza storia,
- senza relazione con la natura,
un cibo definito “sintetico”, privo di identità e di piacere.
Anche il tempo dedicato al mangiare è stato marginalizzato: si mangia in fretta, quando capita, spesso da soli. Il piacere del cibo riemerge solo nelle occasioni speciali o nei momenti emotivi.
L’Io biologico: il nostro corpo unico
Ognuno di noi possiede un Io biologico unico, legato al proprio DNA. Abbiamo un corpo irripetibile, diverso da ogni altro essere umano.
Quando perdiamo il contatto con il cibo e con la sua origine, perdiamo anche il contatto con noi stessi. Al suo posto emerge un’attenzione eccessiva all’immagine corporea, spesso artificiale.
Così ci ritroviamo con:
- un corpo “senza materia”,
- un’immagine costruita, distante dalla realtà biologica.
La malattia come richiamo
È spesso la malattia a riportarci alla realtà del corpo. Ci obbliga a fermarci, ad ascoltare, a riconnetterci con ciò che siamo davvero.
Conoscere per essere liberi
La conoscenza del corpo e del cibo genera consapevolezza. E la consapevolezza genera libertà.
Diventiamo liberi quando siamo capaci di:
- scegliere cosa mangiare,
- comprendere ciò che introduciamo nel nostro corpo,
- guidare la mano che porta il cibo dal piatto alla bocca.
Guidare la mano alimentare
Saper guidare la propria alimentazione significa gestire un bisogno primario. Significa essere padroni della propria vita.
La natura ci ha donato il piacere sensoriale del cibo: senza di esso, mangiare sarebbe solo una necessità faticosa.
Un percorso consapevole
Prima conosci il tuo corpo. Poi scegli il cibo più adatto a te.
Ogni giorno, attraverso il cibo, costruiamo:
- il nostro corpo,
- il nostro Io biologico,
- la nostra salute.
Unici, diversi, irripetibili.


