Ad Arezzo continua la lotta alla “mala movida”, fenomeno antropologico in cui branchi di ventenni entrano in discoteca per divertirsi e finiscono per ricreare Sarajevo ma col guardaroba custodito.
Dopo la sospensione della licenza a un noto locale aretino, il Questore ha deciso di distribuire sei Daspo Urbani ai protagonisti della serata pasquale più educativa dell’anno, culminata con due gruppi di giovani che si sono affrontati dentro la discoteca per motivi così futili che neppure loro, probabilmente, se li ricordano più.
Secondo le ricostruzioni, la scintilla sarebbe nata nel classico modo scientifico documentato dalla sociologia della notte: uno spintone, uno sguardo di troppo, una storia Instagram interpretata male oppure qualcuno che ha urlato “questa è la mia canzone” durante il remix tamarro delle 2:40.
I provvedimenti hanno colpito sei persone: quattro minorenni e due maggiorenni. Segno che ormai la rissa intergenerazionale è l’unica vera attività inclusiva rimasta nelle discoteche italiane.
Il D.A.C.Ur., per chi non mastica sigle da telegiornale delle 13, è il Daspo Urbano: in pratica ti vietano di frequentare certi locali e aree cittadine. Una specie di “vai a riflettere a casa” però con più burocrazia e meno mamma che ti leva il telefono.
La Polizia intanto non esclude ulteriori provvedimenti. Tradotto: stanno ancora riguardando i filmati per capire chi menava davvero e chi invece stava solo cercando il giubbotto nel caos generale.
Resta il mistero sui “futili motivi” che hanno acceso la tensione. Gli investigatori non escludono nessuna pista: cocktail rovesciati, ex fidanzati, scarpe pestate o il dramma eterno dell’ultimo tavolino libero vicino alla consolle.
Arezzo prova così a mettere un freno alla movida violenta. Anche se, conoscendo il genere umano, entro sabato qualcuno riuscirà comunque a litigare davanti a un kebab per stabilire chi era arrivato prima.


