L’Ortica raccoglie dai social segnalazioni, testimonianze e discussioni che raccontano Arezzo e la sua provincia attraverso la voce dei cittadini. Riportiamo gli umori del territorio, verificando quando possibile i fatti segnalati, senza distribuire patenti di ragione o di torto.
Ad Arezzo i cassonetti saranno anche nuovi, tecnologici e dotati di apertura a pulsante, ma secondo diversi cittadini avrebbero conservato una funzione tradizionale: farsi sentire prima ancora di essere visti.
La segnalazione è partita da Alessandro nel gruppo Facebook “Sei di Arezzo se…”. Mercoledì mattina, intorno alle 8, passando in via Spinello sottovento ai contenitori, racconta che «non si respirava», nonostante la temperatura non fosse particolarmente alta e i bidoni fossero vuoti o quasi.
Il cittadino sostiene che non si tratti di un episodio isolato e indica lo stesso problema anche nei nuovi contenitori del centro, quelli con apertura a pulsante. La richiesta è semplice: chi abbia qualche possibilità di incidere sulla raccolta e sulla gestione dei rifiuti faccia qualcosa.
Il cassonetto vuoto, ma con l’anima piena
La discussione si è presto allargata. Altri utenti hanno riferito situazioni simili in via Crispi, via Ristoro e nella zona della Catona. Qualcuno parla di odori avvertiti perfino passando in automobile con finestrini chiusi e aria condizionata accesa.
Insomma, contenitori quasi vuoti ma ancora capaci di grandi prestazioni olfattive. Una specie di memoria storica del rifiuto: la busta non c’è più, il profumo resta.
Tra i commenti ricorre soprattutto una richiesta: lavare e disinfettare i cassonetti con regolarità, senza aspettare che il cittadino debba lanciare l’allarme ogni volta. Una residente racconta di aver scritto a Sei Toscana per un problema analogo e che i contenitori sarebbero stati puliti la mattina successiva.
Ed è proprio questo il punto sollevato dall’autore del post: la segnalazione può risolvere il singolo episodio, ma la pulizia dovrebbe prevenire il problema, non arrivare soltanto dopo la sommossa delle narici.
Ad Arezzo anche il puzzo diventa politico
Naturalmente, come impone l’antico regolamento dei social aretini, la discussione non poteva restare sui cassonetti.
Qualcuno ha accusato i cittadini di lamentarsi per qualsiasi cosa. Un altro ha sostenuto che le proteste nasconderebbero motivazioni politiche contro l’amministrazione. Santini ha replicato che la giunta non sarebbe il bersaglio della segnalazione, riguardante invece un problema tecnico e organizzativo del servizio.
Ed eccoci alla consueta specialità locale: uno segnala un cattivo odore e nel giro di cinque commenti si arriva alla lotta fra maggioranza e opposizione. Manca soltanto una commissione consiliare incaricata di stabilire se il puzzo venga da destra, da sinistra o direttamente dall’umido.
C’è poi chi osserva che, con temperature estive elevate, i rifiuti organici fermentano inevitabilmente. Vero. Ma proprio perché d’agosto il cassonetto non diventa spontaneamente una cesta di lavanda, pulizia, lavaggio e frequenza degli interventi acquistano ancora maggiore importanza.
Dal post alla segnalazione ufficiale
Il Comune di Arezzo indica tre canali per comunicare rifiuti abbandonati o criticità del servizio: l’applicazione Arezzo Clean, il numero verde di Sei Toscana 800 127 484 e il modulo online predisposto dal gestore.
Scrivere sui social serve a capire se un disagio sia condiviso e a renderlo pubblico. Inviare anche una segnalazione ufficiale permette però di localizzare il contenitore e chiedere un intervento documentato.
Perciò si possono fare entrambe le cose: postare su Facebook e avvertire il gestore. Non è vietato usare contemporaneamente il diritto di parola e il numero verde.
Nel frattempo, oltre a chiedere a Sei Toscana un intervento sui contenitori segnalati, resta una domanda per il Comune di Arezzo: i lavaggi commissionati sono sufficienti e viene controllato che siano svolti?
Perché se un cassonetto puzza anche quando è vuoto, il problema non è soltanto chi deve lavarlo. È anche chi dovrebbe accorgersi che non è stato lavato.
Non occorre trasformare la risposta in una battaglia politica. Basta avvicinarsi, respirare e, se si riesce ancora a parlare, fare la segnalazione.
Credito: Foto tratta dal post Facebook di Alessandro Santini


