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📄 FONTE Comunicato stampa di Paolo Brandi, capogruppo Rinascimento Castiglionese
«Riaprire San Francesco vuol dire riaprire la nostra storia». E un lo dice tanto per dire Paolo Brandi, capogruppo di Rinascimento Castiglionese, ma lo ribadisce bello chiaro dopo l’ultimo Consiglio comunale, dove ha rimesso sul tavolo una questione che a Castiglioni tocca corde profonde: la riapertura della Chiesa di San Francesco in vista del Giubileo dedicato al Poverello d’Assisi.
Perché la presenza dei frati, qui, un è stata solo roba da messa e processioni. «I francescani hanno modellato il volto stesso di Castiglion Fiorentino», ricorda Brandi. E basta fare un salto indietro al 1256, quando sul Colle del Paradiso sorse il convento: da lì la città cambiò faccia. Si allargarono le mura, nacquero spazi nuovi, qualche strada fu chiusa o deviata.
E c’è pure l’aneddoto, che sa di tempi antichi ma parla chiaro: una viuzza parallela alle mura di Porta Fiorentina venne fatta serrare dai frati perché era diventata ritrovo di gioco d’azzardo e malaffare. Altro che presenza discreta: i francescani mettevano bocca eccome nella vita quotidiana.
Il legame, insomma, è fitto come i mattoni delle mura. Ai frati si deve la devozione alla Croce Santa, arrivata grazie al beato Mansueto da Castiglion Fiorentino. In Pinacoteca si conserva una delle prime immagini di San Francesco d’Assisi dipinte da Margarito d’Arezzo. E il nostro territorio è attraversato dalla Via di Francesco, che collega il Santuario della Verna all’Umbria e ogni anno porta pellegrini e camminatori a riscoprire questi luoghi. Perfino una novella di Franco Sacchetti racconta di questa presenza.
«Abbiamo un patrimonio identitario che tanti ci invidierebbero», insiste Brandi. «E invece spesso si va a cercare chissà dove qualcosa che attiri visitatori, quando la nostra storia è già un racconto potente».
La proposta un è campata in aria. La chiesa di San Francesco è un simbolo che mette insieme Misericordia, Comune, Parrocchia, Compagnia di Sant’Antonio e Rione di Porta Fiorentina. L’idea? Fare rete e riaprire tutto il complesso – chiesa, chiostro e sagrestia – con giorni e orari certi, magari con un’apertura lunga dal giovedì alla domenica.
E poi c’è quel piccolo gioiello nascosto: nella sagrestia riposa una splendida Madonna del Latte che tanti castiglionesi, incredibile ma vero, un hanno mai visto.
Il succo è semplice, ma pesa: a volte le occasioni grandi partono da richieste che paiono piccine. Riaprire San Francesco, per Castiglioni, un è solo questione di chiavi e portoni. È tornare a guardarsi allo specchio e riconoscersi. Con un po’ più d’orgoglio e, magari, con la porta spalancata per chi viene da fuori.


