AREZZO – In campagna elettorale, si sa, si raccatta di tutto: strette di mano, promesse, selfie, santini, pacche sulle spalle e, quando va male, pure voti immaginari tra le foglie secche.
L’ultima trovata arriva da Facebook, dove Alessandro Beatrice, candidato nella lista civica a sostegno di Marcello Comanducci sindaco, ha pubblicato una gag che vorrebbe essere spiritosa. Magari per qualcuno lo è davvero, perché l’umorismo è soggettivo: c’è chi ride con Totò, chi con Benigni e chi con due tizi nel boschetto che raccattano volantini elettorali come cercatori di funghi dopo la pioggia.
Nel video si vedono due personaggi con il volto travisato da foto di candidati di schieramenti diversi: uno con il volto di Vincenzo Ceccarelli, l’altro con quello diMarco Donati. I due sono impegnati in una specie di caccia al tesoro politico-naturalistica: non cercano porcini, non cercano tartufi, ma pseudo-volantini elettorali sparsi nel bosco.
Il dialogo è un crescendo di “Comanducci”, “Beatrice”, “Rauti” e disperazione scenica, con i protagonisti che raccolgono foglietti e si lamentano come se avessero trovato più preferenze avversarie che castagne. A un certo punto pare quasi che la democrazia sia diventata una sagra: chi trova più santini sotto le frasche vince un assessorato e mezzo chilo di rosticciana.
La gag, nelle intenzioni, dovrebbe prendere in giro gli avversari. Il risultato, però, rischia di sembrare più una dimostrazione pratica di una vecchia regola della politica locale: quando non sai più come parlare di programmi, buche, sicurezza, tasse, scuole e frazioni, ti metti un volto altrui in faccia e vai nel bosco a fare teatro.
Naturalmente siamo nel campo della satira, e la satira può piacere o non piacere.
Perché una cosa è la battuta, altra cosa è la politica trasformata in Carnevale anticipato, con i candidati ridotti a maschere da appiccicare sopra qualcuno che fruga tra le foglie. Una scenetta che punta a far ridere, ma che finisce per raccontare involontariamente la fame di visibilità di questa campagna elettorale: pur di farsi notare, si va anche nel sottobosco.
E allora, tra un “Rauti”, un “Beatrice” e un “Comanducci”, resta l’immagine più potente: non quella dei volantini sparsi, ma quella di una politica che, quando prova a fare la spiritosa, rischia di inciampare nella propria rastrelliera.
Morale? In tempi di voto, tutto fa brodo. Anche il boschetto. Anche la gag. Anche il “raccattare”. Ma attenzione: a forza di cercare consensi tra le foglie, si rischia di trovare solo le secche.


