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Il Duomo di Arezzo, quello che tutti guardano e pochi vedono

Trentasei fotografie attraversano la Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, dalle architetture gotiche alle vetrate di Marcillat, dalla Maddalena di Piero della Francesca alla devozione per la Madonna del Conforto

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Il Duomo di Arezzo, quello che tutti guardano e pochi vedono

Trentasei fotografie attraversano la Cattedrale dei Santi Pietro e Donato, dalle architetture gotiche alle vetrate di Marcillat, dalla Maddalena di Piero della Francesca alla devozione per la Madonna del Conforto

Il Duomo di Arezzo domina la parte alta della città dalla sommità del colle di San Pietro. Questa galleria di 37 fotografie ne percorre gli esterni, le navate, le cappelle e i principali particolari artistici, mostrando un edificio che gli aretini conoscono da sempre ma che, proprio per questo, rischiano talvolta di guardare senza vederlo davvero.

La Cattedrale, intitolata ai Santi Pietro e Donato, cominciò a prendere forma nel 1277 grazie anche al lascito di papa Gregorio X, morto ad Arezzo l’anno precedente durante il viaggio di ritorno dal Concilio di Lione. Il cantiere attraversò guerre, crisi politiche e lunghe interruzioni: rallentò dopo la battaglia di Campaldino del 1289, si fermò nuovamente con il passaggio di Arezzo sotto il dominio fiorentino e riprese nel 1471, arrivando nel 1511 al completamento delle sue forme essenziali.

Anche l’aspetto odierno racconta secoli differenti. La grande scalinata fu rifatta in travertino nel Settecento, mentre la facciata, rimasta a lungo incompleta, venne realizzata tra il 1900 e il 1914 su progetto di Dante Viviani. Dentro, invece, si apre un’architettura gotica a tre navate, senza transetto, scandita da pilastri slanciati e conclusa da un’abside poligonale.

Le immagini seguono le linee dell’edificio e invitano ad alzare lo sguardo verso le volte affrescate. Le prime tre furono dipinte da Guillaume de Marcillat tra il 1520 e il 1526; le successive vennero completate da Salvi Castellucci nel Seicento. Marcillat è anche l’autore delle sette grandi vetrate realizzate tra il 1516 e il 1524, capaci ancora oggi di trasformare la luce esterna in una distesa di colori sospesa sopra l’altare.

Il percorso fotografico incontra poi alcuni dei tesori più importanti della Cattedrale. Sulla parete della navata sinistra appare la celebre Maria Maddalena affrescata da Piero della Francesca intorno al 1459, figura silenziosa e monumentale che convive con l’imponente cenotafio di Guido Tarlati, scolpito nel 1330 da Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura. Poco distante si trovano la cantoria e l’organo cinquecentesco, con il basamento progettato da Giorgio Vasari.

Al centro dell’abside risplende l’Arca di San Donato, complesso marmoreo trecentesco che custodisce le reliquie del patrono di Arezzo e di altri martiri aretini. Le fotografie si soffermano anche sui monumenti funebri, sugli affreschi laterali, sui pulpiti, sulle colonne e sulle cappelle: particolari che spesso sfuggono durante una visita veloce, quando il collo si stanca prima della curiosità.

Una parte importante della galleria è dedicata alla Cappella della Madonna del Conforto, costruita dopo il miracolo attribuito all’immagine mariana il 15 febbraio 1796. Completata nel 1817, la cappella conserva la piccola maiolica venerata dagli aretini, opere di Andrea della Robbia e della sua bottega e una ricca decorazione pittorica neoclassica.

Queste 37 fotografie non vogliono sostituire una visita, ma suggerirne una nuova. Raccontano il Duomo come luogo religioso, monumento civile e archivio visivo della città: sette secoli di storia rimasti sopra la testa degli aretini, spesso impegnati a guardare il telefono, cercare parcheggio o discutere di una rotonda.

Perché si può abitare per una vita accanto a un capolavoro e accorgersene meno di una buca nell’asfalto. La buca resta competenza del Comune; il Duomo, per fortuna, continua a stare lassù.

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