Nutrire l’intestino, proteggere il fegato e sostenere il cervello. Tre obiettivi diversi che, secondo il dottor Pier Luigi Rossi, hanno un punto di partenza comune: quello che mettiamo ogni giorno nel piatto.
Niente formule miracolose, polverine dal nome impronunciabile o prodotti capaci, secondo la pubblicità, di sistemare in sette giorni ciò che abbiamo maltrattato per vent’anni. Si parte da scelte alimentari molto più normali.
Nutrire l’intestino
L’intestino non è soltanto il posto dove finisce il pranzo della domenica.
È coinvolto in numerosi processi metabolici, immunitari e ormonali e ospita il microbiota intestinale, cioè la complessa comunità di microrganismi che vive nel nostro apparato digerente.
Per Rossi, una delle prime attenzioni deve riguardare la fibra alimentare, presente negli alimenti di origine vegetale: verdura, legumi, cereali integrali e frutta.
L’indicazione proposta è arrivare ogni giorno a circa 30 grammi di fibra, attraverso un’alimentazione varia e prevalentemente vegetale.
Un’altra scelta suggerita è il kefir, alimento fermentato contenente microrganismi vivi. Può essere consumato abitualmente, anche preparandolo in casa con le dovute attenzioni igieniche.
Il punto, insomma, è meno esotico di quanto sembri: il microbiota non chiede necessariamente prodotti con una confezione futuristica. Molto spesso gradisce semplicemente una dieta varia e ricca di alimenti vegetali.
Proteggere il fegato
Sul fegato il discorso diventa ancora più concreto.
Rossi richiama innanzitutto l’attenzione sul consumo di alcol, oltre che sull’eccesso di bevande e alimenti ricchi di zuccheri e su una dieta caratterizzata da troppi grassi saturi.
Salumi, alcuni formaggi, carni grasse e prodotti molto lavorati dovrebbero quindi essere consumati con moderazione nell’ambito di una dieta equilibrata.
Il fegato svolge un ruolo centrale nel metabolismo dell’organismo e l’accumulo eccessivo di grasso al suo interno, la cosiddetta steatosi epatica, merita attenzione.
La steatosi non dipende però da una sola causa: alimentazione, peso corporeo, metabolismo, alcol, farmaci e altre condizioni possono contribuire alla sua comparsa.
Per questo, quando viene diagnosticata, non basta dichiarare guerra alla mortadella per sentirsi assolti: è opportuno parlarne con il proprio medico e intervenire sullo stile di vita complessivo.
Sostenere il cervello
Il terzo capitolo riguarda il cervello.
Rossi richiama l’importanza degli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, presenti soprattutto nei prodotti ittici e coinvolti nella normale struttura e funzione delle membrane cellulari.
Da qui il consiglio di inserire regolarmente il pesce nell’alimentazione settimanale, variando possibilmente le specie consumate.
Le indicazioni del Ministero della Salute suggeriscono, nell’ambito della dieta mediterranea, di consumare pesce almeno due volte alla settimana, privilegiando anche specie ricche di omega-3.
Non occorre quindi trasferirsi su un peschereccio: serve soprattutto continuità nelle abitudini.
E poi bisogna muoversi
Rossi conclude ricordando un elemento che non si compra al supermercato: l’ossigeno.
Il riferimento è all’importanza dell’attività fisica quotidiana, che accompagna l’alimentazione nella tutela della salute.
Mangiare meglio e poi trascorrere l’intera giornata immobili aspettando che broccoli e sgombri facciano tutto il lavoro sarebbe, del resto, chiedere parecchio anche alla dieta mediterranea.
La sintesi resta semplice: più alimenti vegetali, attenzione all’alcol e agli eccessi, pesce con regolarità e movimento.
Nessun alimento salva da solo e nessun singolo comportamento garantisce la salute. Ma le abitudini quotidiane, sommate giorno dopo giorno, possono fare una differenza molto più concreta dell’ennesima promessa miracolosa trovata sui social.
Le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità divulgativa e non sostituiscono il parere del medico o di altri professionisti sanitari.
Testo tratto da un intervento pubblicato dall’autore sui social e adattato editorialmente da L’Ortica con autorizzazione.


