🍷 Il calice amaranto
Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.
L’Arezzo perde 3-2 contro il Palermo al termine di una partita che avrebbe meritato almeno di pareggiare. Gli amaranto, sotto di due reti, rimontano con Cianci e Tavernelli, poi al 94’ arriva il sinistro di Augello da fuori area. Tre punti al Palermo, applausi all’Arezzo e il fegato lasciato in tribuna.
Che il Palermo fosse la favorita del campionato si sapeva. Che continuasse a essere favorita anche giocando lontano dalla Favorita, invece, non ce l’avevano spiegato.
Al 21’ Johnsen insacca da pochi passi al termine di un’azione nella quale il pallone vola, rimbalza e soggiorna nell’area amaranto abbastanza a lungo da poter chiedere la residenza. È lo 0-1.
Nel finale del primo tempo Arena viene travolto da Segre in area. L’Arezzo chiede il rigore, Marinelli lascia correre e probabilmente comunica al VAR il tradizionale: «Ho visto io». Il problema è che noi abbiamo visto qualcos’altro. Quel rigore avrebbe potuto mandare le squadre negli spogliatoi sull’1-1, ma evidentemente disturbava il programma della serata.
Al 55’ Ranocchia raccoglie una palla al limite e la spedisce all’incrocio con un tiro da una ventina di metri. Uno di quei gol contro i quali il portiere può soltanto girarsi e chiedere se almeno era necessario farlo così bello.
Sul 2-0 l’Arezzo potrebbe sdraiarsi e aspettare il triplice fischio. Invece s’arrabbia.
Al 60’ Tavernelli mette in mezzo e Cianci si alza sopra tutti, ricordando il colpo di testa di Ionita ad Avellino: frustata, rete e seconda marcatura in due partite per il centravanti amaranto.
Poi i due si scambiano il favore. Cianci serve Tavernelli, Camillo rientra sul destro e, con l’aiuto di una deviazione, firma il 2-2. A quel punto lo stadio diventa una pentola a pressione e il Palermo, indicato come corazzata della Serie B, sembra improvvisamente una barchetta al laghetto del Prato.
Il pareggio starebbe persino stretto all’Arezzo. Ma il calcio, quando vuole fare il bischero, non guarda né la prestazione né la giustizia poetica.
Al 94’ Augello trova il sinistro da fuori area e infila il pallone a fil di palo. È il 2-3. Il Palermo festeggia, l’Arezzo resta con gli applausi e noi col tradizionale «sig, sig» riservato alle partite perse quando ormai avevamo apparecchiato per il pareggio.
Le pagelle
Renzi, Gilli, Illanes, Righetti, Sala, Ionita e Iaccarino: 6,5
La loro partita l’hanno fatta tutti. Compatti, presenti e senza tirare indietro la gamba. Sala, poi, sembra avere stipulato un contratto direttamente con il prato: è sempre in campo.
Arena: 7
Qualità, personalità e il rigore reclamato nel finale del primo tempo. Se non altro Marinelli gli ha regalato un ricordo da raccontare.
Cianci: 7
Due gol in due partite. Il centravanti segna, lotta e serve anche l’assist per Tavernelli. Se continua così bisogna cominciare a pesarlo in oro, ma senza dirlo al procuratore.
Tavernelli: 7,5
Difende, imposta, corre, serve l’assist e segna. Camillo ha fatto praticamente tutto, escluso dirigere la gara. E forse sarebbe convenuto affidargli anche quello.
Nunziante: 6
Tra i pali salva l’Arezzo in più di un’occasione e tiene aperta la partita. Nelle uscite, però, può dare di più alla squadra. Nel finale avrebbe potuto usare maggiore calma nella rimessa del pallone: a certi livelli anche cinque secondi possono diventare una rata del mutuo.
Bucchi: 7
La partita era stata preparata bene. Già nell’allenamento di mercoledì il tema centrale era stato arrivare rapidamente alla conclusione dopo un recupero o durante la costruzione. In campo si è visto. Se l’Arezzo ha messo alle corde il Palermo non è stato per un allineamento favorevole dei pianeti.
Varela: 5,5
Inconsistente. Può essere utile quando l’Arezzo è avanti e trova spazi nei quali correre per chiudere le partite. Se invece bisogna contenere e battagliare, rischia di diventare un soprammobile con gli scarpini.
Cerri, detto “Robertino”: 6
Il fisico ce l’ha. La presenza pure. Ma per il momento resta Robertino: promette, s’affaccia e poi ci lascia lì ad aspettare il resto.
Pattarello: 6
Sei di stima, d’affetto e di memoria storica. Entra lui e alla fine segna Augello. Non è necessariamente colpa sua, ma il Calice amaranto non è un tribunale garantista.
Mawuli: 6
Fisico e sostanza, ma poca corsa. In Serie B il pallone viaggia veloce e spesso non aspetta chi deve ancora mettere la seconda.
Viviani: 6
Vale più o meno lo stesso discorso: mestiere e struttura, ma contro giocatori rapidi come quelli del Palermo servono gambe capaci di spegnere gli incendi prima che arrivino i pompieri.
Marinelli: 5
«Ho visto io», deve aver detto al VAR. E infatti s’è visto.
Il pubblico: 7,5
Stesso voto di Tavernelli. Spinge, crede nella rimonta e accompagna la squadra fino all’ultimo secondo. Il Palermo si porta via i tre punti, ma il pubblico amaranto si prende la prestazione.
Le conclusioni
L’Arezzo ha dimostrato di poter giocare contro la favorita del campionato senza chiedere il permesso. Ha rimontato due gol, costruito occasioni e costretto il Palermo a vincerla con un tiro micidiale al 94’.
Il limite, però, si è visto nei cambi. Dalla panchina mancano ancora corsa, rapidità e giocatori capaci di contenere avversari che possono metterti al tappeto anche da fuori area. È lì che la società dovrà intervenire, perché in Serie B le belle prestazioni scaldano il cuore, ma i punti continuano ostinatamente a finire in classifica.
Il Palermo era la favorita. Dopo stasera abbiamo scoperto che la Favorita può trasferirsi ad Arezzo senza nemmeno presentare la SCIA.


