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I camaleonti e il pallottoliere: dieci azioni per un gol, col Palermo ne serviranno parecchie

Da Rigutino arrivano segnali incoraggianti: Mancini convince, Pattarello strappa, Iaccarino comanda. Cerri non recupera e davanti si provano azioni a tempo per preparare l’esame col Palermo

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I camaleonti e il pallottoliere: dieci azioni per un gol, col Palermo ne serviranno parecchie

Da Rigutino arrivano segnali incoraggianti: Mancini convince, Pattarello strappa, Iaccarino comanda. Cerri non recupera e davanti si provano azioni a tempo per preparare l’esame col Palermo

🍷 Il calice amaranto

Opinioni, impressioni e analisi sul mondo dell’Arezzo calcio viste dalla parte del tifoso. Una rubrica di Cesare Fracassi, tra campo, mercato e passione amaranto.

I camaleonti
L’Arezzo ha cambiato modo di giocare e ormai mi sembra abbastanza evidente.

Siamo passati dal gioco “a calice”, con l’apertura lunga del regista verso gli esterni offensivi, a un sistema che assomiglia a tre “coppette”: due sulle fasce e una al centro. Pressione alta, maggiore presenza in avanti e un giocatore centrale capace di abbassare o alzare il proprio raggio d’azione secondo le necessità della partita, con Sala e Ionita ai lati.

Una trasformazione interessante, perché consente alla squadra di cambiare pelle a seconda dell’avversario. Da qui i camaleonti del titolo.

C’è però un aspetto che continua a preoccuparmi. In fase di contenimento la posizione è importante, ma dietro non abbiamo uomini particolarmente rapidi nella partenza e nel recupero. Diventa quindi indispensabile il sostegno degli esterni alti, chiamati a un doppio lavoro che rischia di spremerli: attaccare, rientrare e poi ripartire un’altra volta.

I quattro esterni a disposizione, soprattutto con Pattarello che sta ritrovando la condizione, mi sembrano comunque adatti a questo compito. Resta da capire quanto possano reggere quando le partite aumenteranno d’intensità e il calendario comincerà a presentare il conto.

Anche a centrocampo le alternative non mancano. Se durante la partita dovesse arrivare un calo atletico, ci sono Chierico, il promettente Leone, Mawuli e Viviani. Senza dimenticare Manes, cursore capace di garantire corsa e presenza.

Da Rigutino: Mancini c’è, Cerri no
Oggi a Rigutino s’è visto Mancini: fisico possente, buona reattività e, durante la partitella, il compito tutt’altro che leggero di marcare Cianci. Un test utile per capire condizione e caratteristiche del nuovo arrivato.

Cerri ha anticipato l’allenamento e poi ha lavorato in palestra: per domenica non recupera. Varela è integro, ma è rimasto a riposo. Tavernelli è apparso superdinamico, anche se alle prese con un piccolo problemino che lo ha costretto ad anticipare il rientro.

Arena è una piuma, ma una piuma di classe che pesa. Pattarello, con i suoi strappi, sembra ormai pronto. Iaccarino appare sempre più padrone del centrocampo. Gli altri stanno bene e anche i giovani hanno risposto presente.

La partitella è stata organizzata con azioni a tempo e rientro immediato. Ritmi rapidi, conclusione dell’azione e subito tutti indietro a ricominciare.

Il pallottoliere, però, dice questo: ogni dieci azioni segniamo un gol. Con venti ne facciamo due.

E con due si stende davvero il mega Palermo?

Il campo, come sempre, è meno generoso della matematica. Ma almeno a Rigutino stanno preparando il problema.

La rosa permette già diversi adattamenti. Eppure continuo ad avere la sensazione che manchi qualcosa: un giocatore esperto della categoria, rapido e capace di modificare l’andamento della partita.

Non necessariamente un nome da copertina. Piuttosto un elemento utile a completare la metamorfosi dell’Arezzo, permettendogli di adattarsi a qualsiasi avversario e di trasformare un punto in tre quando si presenta l’occasione.

Guardando i precedenti campionati, la quota salvezza passa generalmente anche dalla capacità di segnare tra i 38 e i 42 gol nelle 38 partite. Al momento l’Arezzo viaggia sopra questa media e dovrà cercare di mantenerla.

Anche contro il Palermo.

Ed è proprio in partite come questa che si capisce se il camaleonte sa cambiare davvero colore oppure se ha soltanto ridipinto la lavagna tattica.

Forse è arrivato il momento di inserire quell’elemento che ancora manca. Il mercato serve anche a questo: non soltanto a riempire le caselle, ma a dare alla squadra la possibilità di diventare qualcosa di diverso quando la partita lo pretende.

Perché essere camaleonti va bene. Purché domenica, davanti al Palermo, il colore non diventi quello della paura.

Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.

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Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.
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