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Curva Sud, abbiamo tolto il video. L’indignazione invece è rimasta

Dopo commenti, messaggi e minacce di denuncia, L’Ortica ha rimosso il filmato del diverbio sugli spalti. Non una confessione, ma una scelta cautelativa. E forse l’occasione per ragionare su quanto basta poco, oggi, per trasformare un minuto di video in un caso cittadino

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Curva Sud, abbiamo tolto il video. L’indignazione invece è rimasta

Dopo commenti, messaggi e minacce di denuncia, L’Ortica ha rimosso il filmato del diverbio sugli spalti. Non una confessione, ma una scelta cautelativa. E forse l’occasione per ragionare su quanto basta poco, oggi, per trasformare un minuto di video in un caso cittadino

È bastato un breve video girato in Curva Sud per scatenare una discussione che, a giudicare dai messaggi ricevuti, ha ormai superato abbondantemente quella ripresa nel filmato.

Dopo la pubblicazione sono arrivati commenti critici, accuse di voyeurismo, inviti alla rimozione e perfino annunci di possibili denunce.

Insomma, il video durava poco più di un minuto. L’indignazione ha già conquistato i tempi supplementari.

Alla luce delle numerose reazioni ricevute, L’Ortica ha deciso di rimuovere il video.
Non perché siano improvvisamente cambiate le immagini o perché conosciamo oggi ciò che ieri non sapevamo, ma perché abbiamo ritenuto opportuno fermarci e valutare se la pubblicazione di quella scena, pur avvenuta in un luogo pubblico, fosse proporzionata al suo effettivo interesse informativo.

È stata quindi una scelta editoriale e cautelativa, non una sentenza e nemmeno un’ammissione di responsabilità. Quando un contenuto genera un numero così rilevante di contestazioni, ascoltare e rivalutare una decisione non significa necessariamente rinnegare ciò che si è fatto. Significa anche chiedersi se quella puntura meritasse davvero tutto quel sangue.

Il punto resta però interessante: come si è passati in poche ore da un breve video ironico a messaggi, proteste e annunci di denunce?

Vale allora la pena chiarire lo spirito con cui quel contenuto è stato pubblicato.

Nel filmato si vede un acceso confronto sugli spalti mentre, contemporaneamente, lo speaker dello stadio annuncia la formazione dell’Arezzo. Il paradosso che avevamo raccontato era tutto lì: due voci che si sovrappongono, una con il microfono e una senza, in una scena molto aretina per ambientazione e protagonisti.

Non abbiamo raccontato il motivo della discussione perché non lo conosciamo.

Non abbiamo attribuito frasi a nessuno perché dal video non si sentono.

Non abbiamo stabilito chi avesse ragione o torto perché le immagini non permettono di farlo.

L’ironia riguardava la situazione, non la volontà di mettere qualcuno alla gogna.

Questo non significa che ogni lettore debba necessariamente condividere la scelta editoriale.

Chi considera quel video inutile, di cattivo gusto o semplicemente non degno di pubblicazione ha tutto il diritto di dirlo. Una critica, anche severa, fa parte del mestiere.

E se un contenuto viene percepito diversamente da come era stato pensato, una redazione farebbe male a non interrogarsi.

C’è però qualcosa di curioso nel vedere come un episodio di pochi secondi possa trasformarsi rapidamente in una piccola emergenza cittadina fatta di screenshot, messaggi, proteste e previsioni di tribunali imminenti.

Ad Arezzo basta poco per partire con un coro.

A volte non serve nemmeno lo speaker.

L’Ortica continuerà a raccontare quello che accade con il proprio linguaggio: ironico, pungente e qualche volta inevitabilmente divisivo.

Non pretendiamo che ogni puntura faccia ridere tutti.

Ma tra una critica e una minaccia, tra il dissenso e l’intimidazione, continuiamo a preferire la prima. È molto più utile, anche a noi.

Perché una testata può sbagliare un tono, una valutazione o persino una battuta.

Quello che non dovrebbe fare è smettere di ascoltare.

E quello che non dovrebbe fare nemmeno il pubblico è trasformare ogni contenuto sgradito in una guerra santa da notificare via WhatsApp.

Altrimenti, alla prossima discussione in Curva Sud, serviranno tre speaker: quello dello stadio, quello della Giostra e quello dell’ufficio legale.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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